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coltivazione, trasformazione e sviluppo
della filiera della canapa

canapicoltura

La canapa è una coltura sostenibile ad alta produttività, adatta a essere coltivata nella maggior parte delle condizioni pedoclimatiche europee. Tradizionalmente coltivata per la produzione di fibra, per i semi e per le sostanze psicoattive, ora viene considerata anche come una coltura dalle grandi potenzialità nella produzione di biomateriali innovativi.

 

POSIZIONE NELLA ROTAZIONE

La canapa è una tipica coltura da rinnovo, con ciclo primaverile-estivo, che presenta una posizione estremamente vantaggiosa nella rotazione a causa degli effetti benefici che possiede nei confronti delle colture in successione: lascia il terreno libero da infestanti e migliora la struttura del suolo. L'assenza di pesticidi nella coltivazione permette alla microflora e alla microfauna del terreno di svilupparsi e diventare funzionale, traducendosi in un aumento di fertilità e delle funzioni ecologiche del suolo. La canapa si è dimostrata molto sensibile ai residui di diserbanti nel terreno: è quindi opportuno preferire la lotta agronomica alle infestanti anziché quella chimica. Risulta altrettanto sensibile a parassiti quali la piralide (Ostrinia nubilalis), che possono derivare da colture in precessione e dalla sua monocoltura.

 

ESIGENZE PEDOCLIMATICHE

Per quel che riguarda il terreno, la coltura viene sconsigliata in terreni sabbiosi a causa della loro scarsa dotazione azotata, al fine di evitare gli eccessivi costi derivanti dal maggior utilizzo di fertilizzanti. Viene altresì consigliato di prestare attenzione nei terreni caratterizzati da prevalenza di costituenti argillosi, per la sensibilità della coltura all’incrostamento del terreno durante l’emergenza. La canapa richiede terreni con pH compresi tra 6 e 8, ricchi in capillarità, buona aerazione e buona capacità di ritenzione idrica. Considerando le temperature di sviluppo, lo zero vegetativo è situato a circa 1-2° C, la temperatura ottimale è di 19-25° C, mentre la soglia di sensibilità al gelo si pone alla temperatura di -5° C.

 

PREPARAZIONE DEL TERRENO

La preparazione di un letto di semina fine e omogeneo è condizione molto importante al fine di ottenere un’emergenza uniforme ed una coltura priva di fallanze e corrispondente alle aspettative. Le tecniche da utilizzare per la preparazione del terreno sono all’incirca le stesse utilizzate per le altre colture da rinnovo: per i terreni pesanti solitamente viene consigliata un’aratura autunnale con una profondità di 25 cm che consenta la naturale frantumazione delle zolle durante l’inverno, seguita da una preparazione primaverile con coltivatori combinati, immediatamente precedente alla semina, con lo scopo di frantumare le zolle rimaste, incorporare eventuale fertilizzante ed eliminare le malerbe. I terreni sciolti possono essere arati e lavorati direttamente in primavera. Si consiglia, in ogni caso di effettuare una “falsa semina”, cioè la preparazione del letto di semina con il fine della germinazione della maggior parte delle infestanti, la loro eliminazione con un erpicatura e infine la vera e propria semina della canapa. Fondamentale è evitare di creare strati compatti o la “suola di aratura” i quali non consentono la normale penetrazione delle radici della pianta nel terreno, riducendo così l’assorbimento e la produzione totale della coltura. Buoni risultati si sono ottenuti anche con le tecniche di lavorazione ridotta o non lavorazione.

 

SCELTA VARIETALE

La scelta di un genotipo fortemente adattato all’ambiente di coltivazione, e idoneo per la specifica destinazione finale del prodotto, è di fondamentale importanza per il successo della coltivazione, in considerazione del fatto che la fenologia della canapa è fortemente influenzata dal fotoperiodo. Per applicazioni finali che implicano un’alta produzione della pianta quali la biomassa per energia o la polpa per la produzione di carta, la scelta di genotipi a fioritura tardiva sembra essere quella corretta. Genotipi a fioritura precoce devono essere preferiti nel caso si voglia produrre seme o fibra destinata all’industria tessile e tecnica, poiché la qualità di quest’ultima viene determinata soprattutto durante le fasi di fioritura e maturazione del seme; in questi casi il binomio fotoperiodo-cultivar deve essere tale da permettere un completo sviluppo della pianta.

 

SEMINA

La data di semina è generalmente definita sulla base della temperatura del suolo e sulla sua disponibilità idrica, per garantire una rapida germinazione e affrancamento della coltura, e sulla base del fotoperiodo più opportuno per la cultivar scelta ai fini della produzione di fibra e di seme. Generalmente a semine anticipate corrispondono rese maggiori, ma bisogna stare attenti a non anticipare troppo perché, soprattutto per le cultivar precoci, la fioritura può avvenire quando la pianta non è ancora totalmente sviluppata. La data di semina ottimale deve quindi tenere in considerazione della scelta della cultivar e della zona geografica: indicativamente nella fascia mediterranea si pone tra la fine di marzo e l’inizio di maggio.
In merito alla densità di semina, per la produzione di fibra, di norma viene suggerito l’impiego di 40-80 kg di seme per ettaro, con distanza tra le file di 15-18 cm (da eseguire con una seminatrice a file da frumento), che consente alla raccolta un numero di piante compreso tra le 100 e le 200 per metro quadrato, mentre per la produzione di seme la densità ottimale varia da 30-75 piante al metro quadro, utilizzando quindi 30-45 kg di semente per ettaro. La densità di semina influisce soprattutto sulla qualità della produzione, e veramente poco sulla quantità. Ad alte densità viene raggiunta più rapidamente la chiusura dell’interfila: questo risulta un vantaggio in termini di controllo delle infestanti.
Infine, la profondità di semina per la canapa è simile a quella praticata per altre colture: la profondità deve essere circa otto volte la lunghezza del seme, in pratica 2-3 cm. La corretta profondità deve essere valutata in base alle condizioni idriche del terreno, ma si consiglia comunque di non superare i 3 cm, profondità oltre la quale si assiste a un calo nel tasso di germinazione, soprattutto in suoli limosi compattati dalla pioggia.

 

ESIGENZE COLTURALI

La canapa è una coltura che reagisce molto bene alla concimazione organica e minerale. Le dosi di fertilizzante da applicare dipendono dalla dotazione iniziale del terreno e dalle aspettative della coltivazione. Per ottimizzare la concimazione (fornire alla pianta le corrette dosi di nutrienti e limitare gli sprechi), bisogna quindi avvalersi delle analisi chimiche del suolo. I risultati sperimentali confermano, infatti, che gli effetti sulla resa, conseguenti a dosi aggiuntive di azoto, sembrano essere trascurabili in terreni con buona dotazione dell’elemento, mentre un significativo incremento produttivo viene riscontrato in condizioni di limitate disponibilità. Nessuna forma chimica dei vari nutrienti sembra essere preferita dalla pianta. La fertilizzazione va preferita in primavera, 2-3 settimane prima della semina, ad eccezione di concimazioni di copertura che possono rendersi necessarie in caso di grave carenza. Le dosi di fertilizzanti più comunemente apportate nella canapicoltura, che tengono conto delle asportazioni, comprendono 80-120 kg per ettaro di azoto, 70-100 kg di fosforo e 150-180 kg di potassio.
Le esigenze idriche della canapa sono limitate ed il ricorso all’irrigazione può essere considerato superfluo nelle normali condizioni colturali del Nord Italia, mentre in areali più meridionali si sono dimostrati sufficienti volumi stagionali dell’ordine di 3.000 metri cubi per ettaro.

 

DIFESA FITOSANITARIA

L’abilità della canapa di contrastare la crescita delle piante infestanti è già stata accennata precedentemente. La sua forte velocità di crescita assieme all’elevata altezza, conferiscono alla coltura una spiccata competitività nei confronti delle infestanti dalle quali di norma si difende senza l’impiego di diserbanti. Solitamente è abbastanza effettuare una falsa semina per debellare la maggior parte delle malerbe. Le rimaste, di norma, vengono soffocate dalla rapidissima chiusura dell’interfila della vegetazione della canapa. Può succedere, in annate in cui le condizioni climatiche non sono favorevoli alla coltura, che alcune Brassicaceae e Chenopodiaceae abbiano ritmi di crescita maggiori e che quindi riescano a competere maggiormente con la coltura. In questi casi non c’è una soluzione chimica al problema (non sono ammessi erbicidi nella coltivazione della canapa in Europa, e non ne esistono di selettivi), si consiglia quindi di prevenire sempre le infestazioni in modo agronomico.
Le varietà di canapa fornite agli agricoltori non sono una singola linea pura oppure degli ibridi, ma un’eterogenea popolazione in termini di resistenza ai patogeni, di conseguenza solo una piccola parte delle piante sarà suscettibile. Per questo motivo i danni da patogeni sono talmente ridotti da non giustificare trattamenti chimici.
I danni da insetti sono imputabili alla piralide del mais Ostrinia nubialis, la cui larva può svilupparsi all’interno del fusto della canapa, compromettendone la qualità della fibra. Contro di essa si consiglia una lotta preventiva, che consiste nella distruzione dei residui di stocchi di mais in precessione, luogo di svernamento delle larve.

 

RACCOLTA

L’epoca di raccolta del seme varia a seconda della precocità di maturazione della cultivar: la finestra si pone tra metà agosto e fine settembre. La raccolta delle piante per la produzione di fibra va anticipata di circa un mese, poiché la qualità di quest’ultima è massima durante la fioritura della pianta.
La raccolta della canapa un tempo era effettuata manualmente, come pure le gravose operazioni di macerazione e di stigliatura. Oggigiorno la meccanizzazione della coltura, seppur in continua evoluzione, ha reso sostenibile economicamente la coltivazione della canapa che altrimenti richiederebbe una quantità di manodopera eccessiva rispetto al reddito ottenibile dalla coltura. Le macchine per la raccolta del seme consistono in mietitrebbiatrici da frumento opportunamente regolate ed adattate al seme della canapa, mentre per la raccolta degli steli, trinciatrici e falciatrici opportunamente modificate vanno scelte in base all’utilizzo della fibra (tecnico, tessile, energetico, …).

Fonte: Dott. Leonardo Pini – Tesi di Laurea – Università Cattolica del Sacro Cuore

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