AGRICANAPA

coltivazione, trasformazione e sviluppo
della filiera della canapa

Biocombustibili

pellet

Attualmente la coltivazione della canapa come coltura energetica è proibita in molti paesi e comunque molto mal regolamentata. Questo, unito al fatto che spesso i costi di produzione della biomassa sono alti e il prezzo della materia da vendere è basso, non ha fatto prendere piede alla coltivazione della canapa non solo per la produzione di energia, ma anche per le applicazioni tecniche. Solamente con adeguati incentivi alla produzione si prospetta un futuro roseo per questa coltura. Attualmente si stanno realizzando prove sperimentali di produzione di energia dagli steli trinciati delle piante che rappresentano un sottoprodotto della raccolta del seme. Le prove riguardano la produzione diretta di energia in centrali termiche e la produzione di pellets per stufe da abitazione.

ENERGIA

La pianta intera di canapa, con il suo potere calorifico di 18,8 MJ per kg (più alto di qualsiasi altra coltura) è un’eccellente coltura energetica: la biomassa prodotta da un ettaro coltivato a canapa corrisponde all’energia sprigionata da più di 11 t di carbone, cioè 200-260 GJ. Questo, unito al fatto che è una coltura annuale e rustica, che non necessita di concimazioni e pesticidi, che controlla molto bene la crescita delle malerbe e che trova facilmente posto nelle rotazioni, la incorona regina delle colture energetiche per la produzione di energia rinnovabile. Il più alto potere calorifico è rappresentato dalla porzione del seme, mentre la frazione legnosa è la meno energetica ma ugualmente molto importante perché spesso rappresenta uno scarto durante la produzione della fibra o del seme. La biomassa di canapa destinata alla produzione di energia presenta anche il vantaggio di avere un tenore di umidità molto basso, di circa il 16%. Il contenuto di umidità della parte legnosa è solamente dell’8,5%, la metà rispetto alla paglia di cereali e 5 volte meno rispetto alla biomassa prodotta dal mais. Questo fatto la rende adatta alla produzione di energia in impianti che utilizzano biomassa secca (gassificazione e pirolisi), oppure per la produzione di pellet per stufe da abitazione.

 

Lettiera

È risaputo che la paglia di canapa abbia un altissimo potere assorbente (circa 4 g di acqua ogni grammo di canapulo), e per questo è tradizionalmente utilizzata come lettiera negli allevamenti equini. È infatti essenziale che in questo tipo di allevamento il substrato risulti sempre morbido e asciutto per prevenire infezioni podaliche come il tarlo dello zoccolo e migliorare le condizioni sanitarie e di benessere animale in genere. Altri vantaggi di questo materiale sono la sua bassa polverosità, utile alla prevenzione di affezioni respiratorie, allergie e congiuntiviti, e la capacità di mantenere una lettiera fresca in quanto risulta difficilmente fermentabile dai batteri.
Nella situazione agricola della Pianura Padana il fusto di canapa trinciato recuperato come sottoprodotto della raccolta del seme, potrebbe essere utilizzato come substrato per l’allevamento del pollo da carne. Grazie alle proprietà sopracitate ci si aspetta un miglioramento della gestione degli allevamenti avicoli sotto il profilo delle condizioni igienico sanitarie e ambientali. In quest’ultimo ambito l’utilizzo della canapa potrebbe contribuire alla riduzione di gas maleodoranti emanati degli allevamenti. Il recupero della cosiddetta pollina (il letame avicolo) costituisce un’importante risorsa agricola sia come ammendante per l’azienda stessa, sia come materia da vendere agli impianti di produzione energetica. Alcune prove suggeriscono che la pollina miscelata a paglia è particolarmente adatta al compostaggio, un processo esotermo di ossidazione biologica della sostanza organica operata da microrganismi aerobi. È il metodo più diffuso e valido per la larga applicabilità, i bassi costi di esercizio, lo sviluppo di impianti a basso impatto ambientale, un adeguato mercato del compost, e per la buona qualità agronomica e sanitaria della materia ottenuta.

Fonte: Dott. Leonardo Pini – Tesi di Laurea – Università Cattolica del Sacro Cuore

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